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sábado, 8 de fevereiro de 2014

Le nuove scoperte di Renzulli Riguardanti il sito Dolmenico Di Monte Sant’Angelo.


 Ancora novità sul fronte delle ricerche condotte nella cosiddetta “Valle dei Dolmen” dall’architetto Raffaele Renzulli, appassionato di archeologia. Appena prima che venga dato alle stampe il libro sui dolmen e sui menhir di Valle Spadella, infatti, l’architetto Renzulli ha effettuato nuove e più interessanti scoperte rese note in esclusiva per i lettori di Newsgargano.  “Nei giorni scorsi – informa l’architetto Renzulli – quelli del solstizio d’inverno,  mi trovavo con alcuni amici nella “Valle dei Dolmen”, nella zona più alta di Valle Spadella, per completare indagini e approfondimenti  riguardanti i camminamenti scavati nella roccia che avevo già recentemente individuato, notando come alcuni di essi confluissero in un unico camminamento evidenziato da un signacolo in pietra o forse un menhir; tale unico camminamento conduce ad un vasto emiciclo che si affaccia sul mare e che è anche la parte più alta di Valle Spadella, forse un ulteriore santuario legato ai riti del sole. Seguendo uno dei percorsi, prima della confluenza, – prosegue Renzulli – e precisamente quello verso ovest, ho notato che esso si allarga evidenziando un numero maggiore di fori, sei o sette, che man mano diminuiscono fino a rastremarsi in un percorso con un unico foro nei pressi della confluenza. Ritengo che questo percorso debba essere un percorso eseguito dall’uomo forse dedicato ai sacerdoti che si avviavano a uno dei tanti luoghi di riti. Neanche si può escludere che questi fori, perfettamente cilindrici, siano innesti di palificazioni.

Mentre tornavo dal sito – spiega sempre Renzulli – notavo al di sotto di una dorsale, un grande sperone di roccia di circa 7-8 metri per 3 metri, spianato dall’uomo e in pendenza, con la punta verso l’alto, che ha attirato la mia attenzione poiché questo sperone era rivolto verso il grande megalite sormontato dal disco ma anche verso il menhir crollato nell’ipogeo sottostante, che bisognerebbe rimettere nel sito d’origine, già individuato, per studiarne il rapporto con il sole, un rapporto che potrebbe essere messo in relazione con gli equinozi.

Di tutta la struttura del grande megalite, vista di profilo, risultava intensamente illuminato solo il grande disco. Ho ritenuto di poter mettere in connessione questo fenomeno proprio con il solstizio d’inverno, momento dell’anno in cui il sole può illuminare di profilo il disco che sormonta il grande dolmen: nei giorni del solstizio d’estate invece il sole illumina frontalmente il disco con l’effetto che ho più volte descritto.

E’ possibile pensare che questi due particolari momenti dell’anno fossero dedicati ai riti propiziatori in onore del sole. Guardando dallo sperone verso il grande megalite si osserva che questo rivela, di profilo, uno spessore costante di circa 90 cm per tutta la lunghezza, comprensiva del grande disco. Tutto ciò non è né casuale, né spontaneo – conclude l’architetto Renzulli – ma nasce dall’espressione comunicativa ed espressiva dell’uomo. Tutta la struttura del grande megalite, nei giorni del solstizio d’inverno è ben visibile nella vallata e sembra una grande torcia investita com’è dal sole che infiamma solo la parte superiore del disco, quando l’intero megalite viene oscurato dall’ombra”.

Esperti e studiosi, comparando esperienze diverse possono spiegare con competenza il rapporto fra i megaliti della montagna garganica e il sole nei giorni dei solstizi d’inverno e d’estate e nei giorni  degli equinozi d’autunno e di primavera. Gli abitanti primitivi del villaggio neolitico avevano sicuramente considerato le caratteristiche del percorso solare nei giorni suddetti e potevano avere deciso di esaltarne l’importanza con riti più ampi e solenni, sottolineando la “presenza” solare sui vari megaliti del sito. Tutte le osservazioni finora evidenziate, tutte le interconnessioni e gli allineamenti delle strutture megalitiche non sono né  casuali né spontanei, come detto, ma nascono dall’intenzione espressiva e comunicativa dell’uomo.

Il fenomeno di grande suggestione può interessare anche esperti internazionali di astrofisica e di archeologia che hanno già deciso di visitare il sito, attratti dai documenti video e fotografici della Valle dei dolmen nonché da questi ultimi ritrovamenti. C’è da dire che la dottoressa Tunzi della Sovrintendenza archeologica della Puglia, avvisata, appunto, di questo mio ultimo “ritrovamento” di cui allego le immagini, si è mostrata molto interessata e si sta ulteriormente attivando per reperire, presso L’Ente Parco e presso Il Comune di Monte Sant’Angelo, i fondi necessari ad avviare le ricerche. Appare forse superfluo far notare come le  recenti scoperte effettuate una ventina di giorni fa da Renzulli siano davvero di grande valore.

“Ora – dice Renzulli  a Newsgargano – c’è bisogno di indagini, osservazioni e studi condotti contemporaneamente da esperti di varie discipline affinchè si riescano a comprendere i tanti messaggi di questi luoghi”. Ma per far questo, occorre che gli enti locali comprendano l’importanza di questo che potrà divenire ( e forse già lo è) un patrimonio culturale di grande valore per il Gargano.

Un ruolo rilevante potrebbe giocarlo l’ente Parco Nazionale del Gargano, il cui presidente, Stefano Pecorella, ha ammesso l’importanza del sito dolmenico pur non potendo pronunciarsi in maniera inequivocabile. Contattato da Newsgargano, Pecorella ha detto che per adesso è prematuro esprimere dei giudizi sulla rilevanza storico-scientifica del sito dolmenico  e che occorrono degli incontri ulteriori con la responsabile della Sovrintendenza ai beni archeologici della Puglia per avere la certezza che si tratti di sito dolmenico e quindi per potere eventualmente destinare agli eventuali scavi  in loco dei fondi finanziati dall’ente di sua competenza.

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"O Homem inventou a máquina. A máquina, agora, quer fabricar homens. E se um dia saírem homens do ventre das usinas, também os úteros das mulheres gerarão homens-máquinas, sem coração, sem afeto, meros aparelhos de produção..."

Plínio Salgado.